Moena e le Dolomiti (episodio 2)

Moena e le Dolomiti (episodio 2)

Oggi faremo un tratto tutti insieme, poi ad un certo punto un gruppo continuerà sul percorso facile, mentre il mio gruppo andrà su in cima al “Monte Mulaz” a 2900 metri con un dislivello di circa 1200, abbastanza impegnativo.
L’unica incognita è che è prevista pioggia già di primo mattino e se il meteo peggiorerà torneremo indietro. Non ho mai fatto un trekking sotto la pioggia a queste quote e qualche timore c’é.
L’ascesa è tutto sommato abbastanza veloce: al principio ci troviamo in una specie di boschetto che poi si dirada e diventa tutto sassi.
A metà strada salutiamo il gruppetto del percorso facile e iniziamo a inerpicarci sulle rocce.

Nei rifugi si deve indossare la mascherina anti-Covid

Arriviamo quasi in cima, in una forcella dove c’è il bivio per andare al rifugio oppure per salire sulla cima del monte. Di fronte a noi si ergono in uno spettacolo incredibile le “Pale di San Martino” con dietro scuri nuvoloni in arrivo.
Decidiamo di andare in cima ugualmente facendo più in fretta possibile, fare una breve sosta e scendere subito.
Quest’ultima ascesa è stata molto impegnativa, ma con solo un paio di punti davvero brutti. Pensavo peggio.

In cima c’é una campana al posto della solita croce, che suoniamo più volte. Il suono a quella quota e con tutte le montagne intorno ha qualcosa di magico.
Mangiamo un panino al volo, ci facciamo molte fotografie e poi giù in due gruppi di tre persone per ridurre i rischi in caso di pioggia.
Non piove, per fortuna, e arrivati alla forcella di partenza una degli accompagnatori ci dice “Siete dei mostri, siamo scesi in meno di mezz’ora“.
Il pericolo mette le ali ai piedi!

Nota tecnica sulla mia ascesa: un mio amico guardando una delle foto che gli ho inviato: “Wow, Ma sei dimagrita?“.
Questa mattina anche Paola mi ha detto la stessa cosa “Com’è che tu dimagrisci mangiando così tanto?“.
Mi si è ristretta la vita, tanto che i pantaloni taglia 46 mi stanno larghi. Per tutto il tempo della camminata ho dovuto tirarmeli sempre su perché cascavano.
In alcuni momenti della scalata ero distratta anche da questa cosa.
Altra distrazione era mettere e togliere continuamente gli occhiali scuri a seconda che il cielo fosse terso o che le nuvole coprissero il sole.
Infine, spesso ho messo il burro cacao sulle labbra per non farle seccare. Una manutenzione continua!

Mentre rientriamo a una quota più bassa incontriamo una coppia in panne, c’é uno a cui si sono aperte entrambe le suole degli scarponi che erano evidentemente vecchi.
L’ho aiutato perché ero l’unica che aveva con sé il nastro adesivo americano. E’ un nastro adesivo telato largo e gommoso e che una volta che si attacca tiene tantissimo.
Lo scorso anno l’avevo comprato perché non ero sicura che i miei vecchi scarponi reggessero e infatti dopo il primo giorno si erano aperti, ma per fortuna ero già in hotel!
Il tipo si fa alcuni giri di nastro e potrà tornare a valle. Ho fatto una buona azione.

Ad un certo punto faccio una battuta sulle mie unghie smaltate e lunghe. Daniela, l’accompagnatore donna (perché non si dice “accompagnatrice”), mi dice “Le avevo notate subito l’altro giorno con invidia!“.
Piccola soddisfazione femminile! Purtroppo, quando una cosa diventa normale, la maggior parte del tempo non ci fai caso 🙂
La discesa è stata molto stancante in parte perché siamo discesi molto in fretta ed in parte perché questo è il quarto giorno di trekking impegnativi.
In un paio di occasioni mi sembrava di camminare dormendo.
Finalmente siamo arrivati al rifugio a bassa quota e ci siamo bevuti una birra Radler, birra e limonata, una bevanda veramente rinfrescante.

Ma cosa sarà successo l’ultimo giorno di trekking? Continuate a seguirmi per scoprirlo!

Kyoko