Cibo giapponese? Sì, grazie!

Cibo giapponese? Sì, grazie!

Una delle cose che amo di più del Giappone è sicuramente il cibo, perchè, al contrario di quello che la maggior parte di voi crede, nel paese del Sol Levante non si mangia solo pesce crudo. Vorrei chiedervi una cosa molto importante: da dove vi viene questa assurda credenza? Non avete mai osservato i bento dei cartoni animati giapponesi? Vergognatevi e recitate qualche preghiera in segno di pentimento! Ebbene, troviamo una tale varietà di pietanze deliziose, da far venire l’acquolina in bocca anche ai più fissati con la dieta.

Avete presente tutto il cibo giapponese con cui vi siete ingozzati nella maggior parte degli All You Can Eat italiani? Ecco, non c’entra assolutamente niente col vero cibo giapponese. Anche i migliori tra loro preparano piatti adattati al gusto occidentale che non ha nulla di nipponico.

Prima di tutto è bene evidenziare che in Giappone c’è un concetto diverso di ristorante: tutto è organizzato per “categoria”, quindi avremo il locale del sushi, quello degli yakitori, quello che prepara solo okko e così via.

Poi sfatiamo un mito: il Giappone è caro solo se siete abituati a mangiare stellato. È uno dei Paesi dove ho speso meno per il cibo e per un ottimo pasto potete stare sui 10/15 euro, ma spesso si spende anche meno.

Come spesso accade in questo Paese, molte vetrine hanno un forte impatto visivo, facendo bella mostra di plastici perfetti che rappresentano accuratamente tutti i piatti offerti.

Gli interni sono sempre piuttosto caratteristici, nella maggior parte dei casi con i cuochi ben visibili che cucinano davanti ai clienti le prelibatezze offerte dal locale; questi ultimi sono spesso seduti davanti al bancone su sgabelli o, in altri casi, il cliente deve togliersi le scarpe all’ingresso e sedersi per terra.

Ma veniamo al cibo. Cosa mangiare? Cosa scegliere tra le infinite opzioni? Ci sono alcuni piatti che sono assolutamente imperdibili: sushi, okonomiyaki, ramen e yakitori sono sicuramente tra questi.

Sushi: si tratta di una pallina di riso con sopra una fettina di pesce crudo ed in mezzo un pizzico di wasabi ad esaltarne il sapore. Se non siete amanti di questa radice verde, potete chiedere al sushiman di prepararvelo senza, ma di default viene inserita tra il pesce ed il riso. La dimensione corretta di un nigiri è quella che entra perfettamente nella bocca dell’affamato, senza necessità di doverla aprire eccessivamente. La fettina di pesce è solitamente più spessa di quella che trovate sul sushi italiano e comprende anche una lieve “sfumatura” di pelle. Potete trovarlo dei più svariati tipi: sushi di tonno, salmone, pesce palla, pesce farfalla, polpo, seppia, calamaro e pesci improbabili di cui non conoscevo nemmeno l’esistenza. Il nigiri, una volta immerso nella salsa di soya o nel tamari (salsa di soya non fermentata e senza glutine) è pronto per farvi provare un’esplosione sensoriale che difficilmente dimenticherete.

Okonomiyaki: avete mai visto “Kiss me Licia”? Ecco, gli “okko” sono le “polpette” di Marrabbio, che in realtà polpette non sono! Okonomiyaki significa letteralmente “ciò che preferisci grigliato”; si tratta di un piatto che sta a metà strada tra una crespella ed una frittata, la cui base è preparata con farina, cavolo verza e uovo, a cui si aggiungono gli altri eventuali ingredienti che possono essere i più diversi: spaghetti tipo soba, piccole fettine di maiale, gamberi, cipolla, verdure o altro. L’impasto viene cotto su una piastra chiamata “teppan” ed è servito con vari topping a scelta. Sul vostro piatto troverete l’attrezzo per mangiarlo, ovvero una spatola che serve anche per tagliarlo. È un piatto off-limits per noi sfigati che non possiamo ingerire il glutine? Fortunatamente no. A Shinjuku (precisamente a Kabukicho) ho scovato un piccolo locale, il Teppan Baby, che prepara una versione senza glutine e, avendo spiegato la situazione ai simpaticissimi ragazzi che ci lavorano, sono stati attentissimi nella preparazione. In Giappone la celiachia non è molto diffusa, quindi non si ha la reale percezione del problema. Lo staff del Teppan Baby (ed in particolare il fantastico Shui) ha fatto bollire dell’acqua in una pentola separata dove ha immerso e cotto gli spaghetti senza glutine e così anche io ho potuto gustare questa delizia!

Ramen: che dire? Il binomio ramen-droga non è ancora troppo inflazionato e credo calzi a pennello. Si tratta di una sorta di zuppa a base di spaghetti di frumento (ma esiste anche la versione senza glutine – Yuppieeeee, evvivaaaa!) preparati in brodo di carne o pesce, con l’aggiunta di salsa di soya e fettine di maiale, cipolle, alga nori, talvolta uovo sodo e altri ingredienti. Ne esistono varianti infinite e la sua preparazione è molto lunga e complicata, forse è per questo motivo che è così buono! A Shibuya esiste un piccolissimo locale, il Glutenfree Café Littlebird, dove lo si può gustare nella tranquillità che solo un piatto senza glutine può assicurare.

Yakitori: spiedini, spiedini, spiedini! Si trovano di ogni tipo e sono veramente deliziosi. Possono essere preparati in salsa di soya o in salsa shio-taki, adatta a noi poveracci che abbiamo dovuto dire no al glutine. Sono molto sfiziosi e si possono trovare sia nei ristoranti (come lo Yakitori Center a Shinjuku) che nei banchetti dello street food, per un rifocillamento veloce.

Questi sono i 4 piatti per me assolutamente irrinunciabili; potrei elencarne molti altri, solo che nel frattempo mi è venuta fame e perciò adesso devo proprio salutarvi per mettermi ai fornelli!

Arigato gozaimasu!

Jeanie