Un giorno e mezzo di ordinaria follia a Manchester

Un giorno e mezzo di ordinaria follia a Manchester

Da buona diversamente adolescente cresciuta a pane, crystal ball e musica inglese, sono venuta su (più o meno sana) con il mito dell’Inghilterra e degli Stati Uniti e con la fissa per le boybands, le quali rappresentavano – per me che mi approcciavo ad un nuovo idioma – un indispensabile strumento da utilizzare per l’apprendimento.
Ascolto: Everybooodyyyy, yeeeeeaaah! Rock your body, yeeeeeaaah!
Scritto: I sit and wait, does an angel contemplate my fate?
Parlato: You say it best when you say nothing at all.

Insomma, tra una registrazione di intervista, un concerto ed un nuovo cd da imparare a memoria, non avevo certo tempo da perdere in molto altro.

Così il destino vuole che io mi laurei in lingue straniere e che, dopo alcuni anni ancora (ma proprio alcuni, data la mia giovane età), scopra che una delle mie boyband preferite ha organizzato un tour d’addio proprio in quella amata Inghilterra che tanti sogni ha ispirato in epoche non troppo remote.
Manchester è la capitale della musica (miti come The Smiths e Oasis, solo per citarne un paio, sono nati qui) ed ha anche una discreta storia calcistica (anche se, da juventina praticante, odio sia il Manchester United che il City): quale miglior occasione per farci un giretto!
E così mi ritrovo a prenotare un volo di andata e ritorno per MCR con 8 mesi d’anticipo. Da Milano si trovano voli molto economici, perciò con una quarantina di euro e meno di due ore di viaggio sono lì.

L’aeroporto di Manchester è ben collegato con la stazione di Picadilly, che si trova in centro ed il transfer costa poco meno di 5 sterline per un tragitto di 20 minuti.

L’alloggio prescelto, il Britannia Sachas Hotel credo sia il più scrauso dell’intera città, ma vanta una posizione ottimale in centro, a pochi passi dalla Manchester Arena (non bisogna mai dimenticare gli obiettivi di viaggio!). La camera è piccola, non troppo profumata e senza finestre, ma con uno splendido disegno a tutta parete rappresentante una finestra con vista mare… Concentrandomi posso ancora sentire il rumore delle onde… Peccato che in bagno non funzionasse nulla. Così ho ottenuto un upgrade gratuito per una camera decisamente migliore e, udite udite, con una finestra vera!

Ma sto tergiversando.
Cosa fare in così poco tempo a disposizione? Sicuramente una passeggiata da Picadilly a Market Street attraverso negozi, supermercatini e fino alla piccola Chinatown e, sulla via del ritorno in hotel, una buona cenetta da Nando’s, dove sono molto attenti alle allergie alimentari e anche un caso disperato come il mio può gustarsi delle alette di pollo in santa pace.

Il giorno del concerto si apre con la visita della Manchester Cathedral, costruita, a partire dal 1215, in stile gotico e neogotico. La cattedrale non è enorme ma risulta comunque imponente alla vista, con la sua torre campanaria che poggia su una parte centrale e principale.

L’ingresso è gratuito e per poter scattare delle foto è richiesta una donazione simbolica di una sterlina.

Dopo aver scattato almeno 100 foto degli interni, esco e mi dirigo verso il National Football Museum, che si trova proprio a pochi passi dalla cattedrale e ha sede nell’avveniristico palazzo Urbis. Il costo del biglietto (10 sterline) consente un secondo ingresso se si ritorna entro un anno. Al suo interno si trova un po’ di tutto: dalla Mini di George Best, ad alcuni trofei; dalla cartilagine (sì, cartilagine) di un ex calciatore, ai primi palloni usati per giocare.

Ci sono anche una serie di giochi interattivi attraverso i quali si possono testare le proprie doti di portiere o rigorista.

Starei dentro delle ore ma il tempo scorre velocissimamente e devo ancora fare una ricognizione all’Arena ed andare alla ricerca di tè inglese da sorseggiare al mio rientro in patria.
Per fortuna non è difficile come al solito trovare un posto che offra opzioni senza glutine e mi ritrovo seduta ad un tavolo di Frankie & Benny’s, un ristorante italo-americano con un importante men? senza glutine, senza lattosio, vegano e vegetariano, in aggiunta a quello normale.

Pancia mia, fatti capanna ed è ora di andare alla ricerca del tè, che è anche un’ottima scusa per girare per il centro commerciale a cielo aperto che è il cuore della città.
Ci sarebbe tanto, tantissimo da vedere, anche in altre zone della città, ma il tempo è veramente poco ed è giunto il momento di dirigermi verso l’Arena e tornare agli anni Novanta. Indosso la mia magliettina di Friends e sono pronta ad urlare, sbraitare, cantare e (ebbene sì) a versare anche qualche lacrimuccia.

E’ mezzanotte passata quando, attraverso le strade illuminate di una città che dorme, arrivo in hotel e mi metto a letto, cullata ancora dalle canzoni che hanno contribuito a rendermi la svitata che sono.
L’indomani mattina mi risveglierò con la febbre a 39 e con in mente un progetto per vivere “a different beat”.

Jeanie